Serva di Dio
MADRE MARIA COSTANZA ZAULI
ROSARIO ED EUCARISTIA
contemplazioni sui misteri
*


La Madona mi ha fatto comprendere
che ogni anima eucaristica
deve riflettere in sé
le impronte dei Misteri del Rosario


La Madonna di San Luca, patrona di Bologna,
venerata nell'omonimo santuario



Misteri del Dolore

Preludio ai Misteri del Dolore

I. La Trasfigurazione

(vedi anche 4° mistero della luce)

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno se non Gesù solo con loro.

(Mc 9, 2-8)

Le illuminazioni che ricevo seguono sempre l'ordine della Liturgia.
Celebrandosi ieri la festa della Trasfigurazione, sotto la guida dello stesso Maestro Divino, ho approfondito il Mistero che si commemorava.
È ricco di preziosi insegnamenti per tutti i cristiani e particolarmente per le persone consacrate.
Mi diceva infatti Gesù che in quel delizioso incontro tra Lui e il Padre sgorgò dal suo cuore una fervida perorazione in favore delle sue creature elette che avrebbe volute interamente permeate dalla grazia, rese candide e luminose, atte al volo per venire sollevate fino al Padre e, dal contatto con Lui, trasfigurate.
E mi ha posto davanti all'occhio interiore la bellissima scena... Come descrivere l'aspetto radioso in cui apparve l'umanità del Cristo in quel momento? Appariva come se già fosse glorificata, tale quale brillò dopo la Risurrezione.
La sua vista comunicava un'impressione di delizioso rapimento, di gaudiosa beatitudine, che spiega il grido degli Apostoli: È buona cosa essere qui. Facciamo tre tende...».
Più che intrattenermi alle esteriorità - capaci da sole ad imparadisare l'anima - Gesù ha svelato all'intelletto avvalorato dalla grazia la sua intima bellezza.
Lo sappiamo per fede che il Verbo incarnato, per effetto dell'unione ipostatica, è inseparabile dalla Divinità, che gode sempre della visione beatifica, che rimane uno col Padre e con lo Spirito Santo; eppure, al suo cuore, alla sua anima umana Egli non lasciava fruire di continuo del gaudio della beatitudine.
Questo mistero, che dà la misura dell'amore di Dio per l'uomo, non lo avevo mai approfondito e compreso come in quest'ultima illuminazione.
Se non fosse stato per ottenerci una copiosa redenzione, per aprirci la via alla perfezione, alla santità, alla felicità dell'unione, della fruizione di Dio, al possesso dell'eredità che ci spetta come a figli e soprattutto per attrarre irresistibilmente i nostri cuori, Gesù non avrebbe mai potuto sacrificare il bene immenso - interdicendosene il godimento - delle ricchezze della tenerezza del Padre suo.
L'intuire in parte quello che il Divino Maestro ha voluto sacrificare per noi mi ha lasciata quasi atterrita...
Là, sulla vetta del Tabor, dopo aver gustata la soavità dell'abbraccio paterno, Gesù aveva trattato col Padre suo della sua imminente Passione e Morte, e con magnanimità veramente divina, aveva rinnovato l'offerta e significato la disposizione ad una accettazione senza riserve, per nostro amore, per la nostra salvezza. Non valse a trattenerlo la chiara prospettiva della scarsa corrispondenza, dell'ingratitudine, dell'incomprensione dei più.
Anche per un'anima sola Gesù sarebbe stato disposto ad accettare tutto il cumulo di sofferenze che ha voluto abbracciare per noi; fin la prova per Lui più dura dell'apparente abbandono del Padre. Quanto è mai grande la sete che Iddio ha dell'amore delle sue povere creature! Come vorrebbe essere compreso dai suoi amici! Per ammollire la nostra durezza vuole che consideriamo tutto quello che ha sofferto e sostenuto per ognuno di noi in particolare. E dobbiamo dirci: - Per me, proprio per me, perché lo riamassi, per conquistarmi al suo amore Gesù si è incarnato; e dopo aver vissuto da povero fra gli stenti e la fatica, ha subito il travaglio della Passione fino a morire in croce.
Per riportare l'anima mia all'abbraccio del Padre ha voluto sentirsi da Lui abbandonato...
Il pensiero di coloro che avrebbero corrisposto fedelmente alla sua grazia gli diede lo slancio per percorrere l'ultima ascesa che lo avrebbe condotto al Golgota per venirvi innalzato da terra.
Dal Tabor al Calvario per assicurare alle anime la suprema trasfigurazione nel suo amore.
Sceso dal monte santo, ebbe inizio la Passione, punteggiata di momenti di divina chiarezza, come nel momento dell'istituzione dell'Eucaristia, ma dominati sempre da un oscuro peso di rigore quanto mai penoso al suo cuore.
Se per essere fedeli al Signore dobbiamo incontrare sacrifici, ci rianimi il pensiero del sacrificio che il Divino Maestro s'impose per sostenere la nostra debolezza (7.8.1947).

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Con approvazione ecclesiastica
Testi tratti da: Madre Maria Costanza Zauli, Rosario ed Eucaristia, Roma: Città Nuova, 1995/3, e da altri appunti pro manuscripto

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