Serva di Dio
MADRE MARIA COSTANZA ZAULI
ROSARIO ED EUCARISTIA
contemplazioni sui misteri
*


La Madona mi ha fatto comprendere
che ogni anima eucaristica
deve riflettere in sé
le impronte dei Misteri del Rosario


La Madonna di San Luca, patrona di Bologna,
venerata nell'omonimo santuario



Misteri della Gioia

1° Mistero Gaudioso

L'Annunciazione

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a un vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo part' da lei.

(Lc 1, 26-38)

1.

Maria, nel momento in cui venne annunziata dall'Arcangelo, era inginocchiata, assorta nella preghiera.
L'inattesa comparsa del messaggero di Dio, più che turbarla, la immerse ancor più profondamente nella contemplazione.
Nel gran momento in cui il Verbo si rivestì di carne in Lei, la sua anima benedetta e tutto l'essere suo rimasero sotto l'onnipotente operazione di Dio Spirito Santo, che la consacrava Madre di Dio.
Per quanta luce, chiarezza, ardore possano accogliersi nel sole, per quanti riflessi a varie tinte vengano a rifrangersi in un limpidissimo cielo, tutto sbiadisce al confronto di quanto accolse in sé Maria nell'attimo in cui la maternità divina ebbe impresso in Lei il suo sigillo di fuoco.
Quale estasi fu la sua!
L'anima, sua cantò allora in maniera ineffabile, e quanto in seguito risuonò in parole umane nel suo Magnificat, non fu di quel tacito cantico che una riduzione adattata alla nostra pochezza. Anche il volto di Maria, sollevato in alto, riverberato dalla luce che folgorava su di Lei, aveva un'espressione di così armoniosa bellezza da dare ai suoi purissimi lineamenti un irresistibile incanto. La felicità del Padre la compenetrava e si arricchiva della sua gioia materna.
Come avrà potuto poi Maria, con quella straordinaria pienezza di Dio che aveva in sé, adattarsi ad una vita comune, che la impegnava nei più ordinari doveri domestici?
Il Signore voleva gelosamente serbare per sé il segreto del suo ammirabile commercio con la Madre divina.
Durante quella comunione che si protrasse fino al Natale, l'anima di Maria veniva temprata per l'immolazione che l'attendeva in un non lontano avvenire.
Le ricchezze di grazia conferite alla Santissima Vergine nell'Incarnazione hanno un bel riflesso in quelle che la Comunione sacramentale apporta all'anima fedele e ben disposta (27.3.1950).
La vocazione eucaristica è in strettissimi rapporti con la missione di Maria.
Gesù in sacramento aspetta dai suoi adoratori quell'omaggio di adorazione che gli tributava la Madre sua. La loro vita interiore dovrebbe essere un fedele riflesso di quella della Madre del Cielo (27.3.1939).

2.

Ho potuto approfondire come si sia compiuto l'ineffabile Mistero dell'Incarnazione del Verbo.
Nella luce di Dio, l'ho intuito come la risultante di un doppio palpito d'amore.
Un palpito di infinita carità del Padre verso l'intera creazione, che, attraverso l'umanità assunta dal suo Verbo, sarebbe stata risollevata alle altezze del suo primo disegno, unito al palpito di amore che dettò la generosa risposta di Maria: «Ecce ancilla Domini. Fiat!», che la consacrò Madre di Dio.
Prima dell'Incarnazione tutto l'universo appariva come un'orribile selva oscura, gravata dal peso della maledizione divina, non producente che frutti di morte; ma nel primissimo istante in cui la carità del Padre traboccò nel palpito che dava vita al suo massimo capolavoro; proprio nel momento in cui quel palpito sublime s'incontrò e si fuse in unità perfetta col palpito di amore di Maria, il compiacimento dell'Altissimo attirò sulla terra tale effusione di grazia da renderla un'attraentissima regione di luce.
In Maria il palpito d'amore del Padre trovò una rispondenza perfetta; il suo disegno, la più gloriosa attuazione.
Quella sua corrispondenza, mentre imprimeva nell'anima di Lei un mirabile ornamento, la rendeva degna dimora del suo Figlio diletto.
La permanenza del Verbo nel grembo della Vergine la tenne in una continua estasi d'amore, che si sospese col Natale, iniziandosi allora per Lei la sua missione di prima collaboratrice alla grande opera della Redenzione.
Nel periodo della più beatificante unione, la Madonna penetrò tutti gli splendori e le ricchezze di grazia che sarebbero derivati dal compimento del piano divino, e ciò valse in seguito a sostenerla nelle durissime prove che si susseguirono.
Ho compreso, in questa contemplazione, come per mezzo dell'Eucaristia si possa dare al Padre un appagamento simile a quello che gli diede Maria Santissima nell'Incarnazione.
Per mezzo di questo Sacramento di unità e di carità, noi possiamo, con lo stesso cuore di Gesù, far risalire al suo trono quel palpito d'amore che solo lo appaga.
Il consenso che il Divin Padre diede al Figlio di rimanere con noi nello stato sacramentale fu in tutto simile a quello per l'Incarnazione; e come allora la sua sapienza trovò conveniente preparare al Verbo una reggia degna della sua grandezza, così ora si adopera perché i nostri cuori siano ornati come si conviene a tabernacoli che per la Santa Comunione ospitano lo stesso Gesù.
In un certo senso possiamo e dobbiamo continuare la missione della Madonna, studiandoci di vivere in quella intimità con Dio che renda le anime nostre specchio terso delle perfezioni divine (11.5.1944).

3.

Nel momento dell'annuncio, l'anima di Maria diede tre splendori: adorazione - amore - dedizione, così perfetti ed elevati da attrarre tutte le compiacenze di Dio, che di quella meravigliosa Creatura formò la sede dell'eterna Sapienza.
Il Verbo, nel primo istante della sua Incarnazione, ricevette dalla Madre un così perfetto omaggio di adorazione che lo compiacque e riparò l'oltraggio della prima Eva; e fu con ineffabile esultanza d'infinito amore che, rivestendosi in Lei di una umana natura, iniziò Egli pure la sua perfetta adorazione al Padre.
Gesù mi ha voluto far approfondire la perfezione di quell'atto di adorazione perché ne seguiamo il più possibile le linee.
Nel momento grande in cui il Verbo-Sapienza del Padre venne a porre la sua dimora nella Tutta-pura, la Vergine comprese, come Ella sola era in grado di comprendere, l'economia del piano della Redenzione e, nell'ammirazione più profonda, inabissata nel suo nulla di creatura, con la massima ampiezza di amore, adorando, si donò. Fu in quel punto trono di adorazione, di amore e di martirio, perché il conoscere Dio, il sentirlo in Lei con un'intimità di unione che coinvolgeva tutto il suo essere, la faceva soffrire tanto che soltanto per miracolo poteva resistere.
L'ardore della divina Carità le veniva comunicato in maniera da accenderla del desiderio di amare, di donarsi a nome di tutti, dell'intera umanità; e adorava e amava Dio in Lei come Madre del Figlio suo e come Madre dei redenti; e questa adorazione traeva il suo alimento dallo spasimo del suo cuore, che iniziava lo svolgimento del suo mandato di Corredentrice.
Dio-con-noi nel Santissimo Sacramento aspetta dalle nostre anime quell'omaggio di adorazione in spirito e verità che riceveva dalla Madre sua (27.3.1939).

Mistero connesso col 1° Gaudioso
L'annuncio a Giuseppe

Mi confidava la Madonna che, dopo il prodigio compiutosi in Lei nell'Annunciazione, ritrovandosi in terra, pensò a Giuseppe, sentendosi interiormente ispirata a conservare anche con lui il più assoluto silenzio.
Il fido Compagno datole dal Cielo ben presto si avvide che qualcosa di grande doveva essere avvenuto nella sua Sposa per l'impressione di grazia che si effondeva da Lei e, timoroso nella sua umiltà di ostacolare i disegni divini, inclinava per la decisione di rimandarla nascostamente.
Maria, che leggeva fino in fondo il turbamento di lui e soffriva per i suoi dubbi e le sue ansie, pregò con fede perché Iddio si degnasse venire in suo aiuto.
Se Giuseppe era stato posto al suo fianco in ordine ai piani per la Redenzione, venisse illuminato sulla verità!
Ed ecco una nuova annunciazione.
Durante il sonno, Giuseppe apprende dall'angelo la spiegazione del Mistero e viene incoraggiato al compimento di una grande missione: Custode dei massimi Tesori di Dio, avrebbe dovuto provvedere di casa e di pane la famiglia più sacra del mondo. Ancor più umiliato e confuso, prese con sé la sua vergine sposa, la convivenza con la quale fu per lui sorgente di grazie innumerevoli.
Quale rispettoso amore, che vita celeste fra quei due santi sposi! San Giuseppe fu il primo ad adorare il Verbo incarnato in Maria. E Maria amava e stimava il suo fedele Custode; ammirava la sua purezza e le virtù delle quali lo vedeva ornato e il singolare dono di orazione del quale lo sapeva favorito dall'Altissimo (18 e 22 dicembre 1950).

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Con approvazione ecclesiastica
Testi tratti da: Madre Maria Costanza Zauli, Rosario ed Eucaristia, Roma: Città Nuova, 1995/3, e da altri appunti pro manuscripto

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