Serva di Dio
MADRE MARIA COSTANZA ZAULI
ADORAZIONE*



EUCARISTIA

Gesù ha scelto il pane per rimanere con noi

30 luglio 1942

Gesù va ripetendo: «Com'è possibile considerarmi un estraneo? Ho scelto un punto minimo, la cosa più comune: il pane, per attirare maggiormente le anime ed unirmi più intimamente ad esse.
Ho eletto questo estremo di annientamento e di nascondimento, pur conoscendo che molti ne avrebbero fatto oggetto di sarcasmo e delle più sacrileghe offese.
Se volessi, potrei con un solo cenno inabissare i colpevoli; ma questi poveri figli traviati continuo a tenerli in me, non li abbandono, non li privo dei richiami della mia grazia e li inseguo con la misericordia fino all'ultimo respiro».
Come una tenera madre continua ad amare il proprio figlio anche se ne venisse calpestata, così, e infinitamente più, l'amore del Cristo moltiplica le sue finezze, le sue premure per la salvezza dei peccatori.
Gesù è rimasto sulla terra, nel suo stato sacramentale, al fine di sanare gl'infermi e ricondurre all'ovile la pecorella smarrita.
Quanto li ha amati e quanto li ama i peccatori!
Gesù ci porta tutti in sé, nell'abbraccio della sua carità.
Tutti indistintamente siamo in quell'abbraccio: le consacrate, i semplici cristiani e anche i peccatori. In quel seno di amore ognuno trova le grazie necessarie a raggiungere la salvezza e la santificazione, a seconda del divino disegno su ciascuno.
Come dovremmo saperci valere dei tesori posti a nostra disposizione con tanta generosità di amore!
Con la più semplice, familiare spontaneità, dovremmo parlare continuamente a Gesù: sempre, ma tanto più nella Comunione! Quale dono ci fa il Signore, venendo a noi!

La forza travolgente dell'amore di Gesù

11 agosto 1942

Gesù mi ha ripetutamente invitata a considerare l'istante dell'istituzione del SS. Sacramento:
«Fu una forza travolgente, una forza incontenibile di divina carità che mi spinse ad istituire l'Eucaristia.
Fu l'amore per le mie creature, il desiderio di potermi unire intimamente ad esse fino a farmi una cosa sola con ciascuna per sollevarle con me al Padre, che mi determinò ad inabissarmi nell'annientamento sacramentale.
La mia brama più ardente era ed è quella di poter ammettere le anime alla più intima comunicazione di amore col Padre mio, di svelare ad esse i suoi tesori di grazia e i suoi disegni di misericordia.
Fin dall'istante della istituzione del SS. Sacramento, al mio sguardo profetico furono presenti tutte quelle anime, che il divino disegno avrebbe associate alla mia opera redentrice; e per tutte quelle, che avrei potuto stringere nell'abbraccio della Comunione, il mio Cuore ebbe un palpito d'immenso amore.
Questo fuoco, questo ardore di carità arde vivo nell'Ostia. E, quando l'anima si abbandona interamente alla sua forza, viene purificata, liberata da tutte le scorie e trasformata dalla grazia così da venire gradatamente identificata a me. Se le anime sapessero quanto sono amate!».

Il tempio e la reggia, dove Dio dimora

5 settembre 1942

Il Signore desidererebbe che le anime comprendessero tutta la preziosità della vita eucaristica; e, come già alla Samaritana, ripete:
«Se conosceste il dono di Dio e quale fonte di acqua viva avete sempre a disposizione, quanto più copiosamente ne attingereste!
Non è ancora conosciuta, neanche dalle anime buone, la potenza della mia vita eucaristica. Eppure, proprio per la forza del mio annientamento sacramentale, si opererà un meraviglioso rinnovamento nelle anime e nel mondo.
Mi occorrono anime, che sappiano offrirsi e donarsi senza riserva. Per rendersi atte a divenire tramiti delle mie misericordie, basta presentarsi innanzi alla SS. Eucaristia con la disposizione di abbandonarsi al mio amore e di donarsi a me. Il resto lo faccio io».
Quando l'anima, senza mire di interessi personali, senza pretese né sgomenti per lo stato di aridità nel quale possa essere tenuta, saprà rendersi fedelissima al suo compito di adoratrice, verrà, se pur insensibilmente, ricolmata di tanta grazia da spanderla ampiamente intorno a sé.
Per meglio convincermi di questa verità, ha voluto farmi vedere una di queste sue anime eucaristiche. Ne sono rimasta rapita di meraviglia. La piccola anima, innanzi al SS. Sacramento, rinnova a Gesù l'atto del suo totale abbandono alla forza del suo amore e viene dal Sole divino irradiata in tutte le potenze spirituali e così dominata dalla grazia che il suo interno si trasforma in un magnifico tempio, in una reggia splendida, che l'Altissimo sceglie a sua dimora.
Questo desidera il Signore: non gli ornamenti ricchi e artistici che possano fregiare i tabernacoli o gli ostensori, ma il contatto, il palpito vivo dei cuori delle sue dilette creature.
Il Sacramento di amore è stato istituito per questo. Quando Gesù sacramentato e l'anima formano una cosa sola, la vita eucaristica produce i suoi frutti.

Gesù vuole la perfetta fusione dei cuori

1 febbraio 1943

Mai come in questo momento avevo sperimentato un'unione tanto forte ed intima con Gesù. Una simile intimità di rapporti non l'avrei mai creduta possibile sulla terra.
A Lui parlo semplicemente di tutto: lo ringrazio, magnifico la sua bontà, offro il valore infinito del suo istante eucaristico al divin Padre per ottenere misericordia al mondo.
Su tanto turbinio di tempesta, l'unica luce che brilli fra le tenebre è l'Eucaristia. Credo alla sua potenza; e mi tengo tranquilla e sicura. Gli avvenimenti avversi, le tante prove che vanno moltiplicandosi non velano al mio sguardo la vista del mio Dio e di tutte le sue infinite perfezioni. Cerco di rimanere immersa in Lui; e, più mi affondo, più ardo della fiamma della divina carità che mi divora di zelo per la sua gloria e per la salvezza di tutte le anime.
È per me un vero tormento vedere quale vampa di odio, quali ingratitudini, quali oltraggi salgano dalla terra al Trono di Dio. Vorrei avere a mia disposizione eserciti di anime fedeli ed amanti per tutte impegnare alla riparazione.
Dopo la S. Comunione, mentre ringraziavo Gesù del dono immenso che ci fa donandosi a noi e rimanendo con noi, mi ha risposto essersi incarnato per il compimento dell'opera redentrice, per poter appagare il suo infinito amore, che si soddisfa in pieno nell'unione colla sua creatura.
Nell'unità di comunione con Lui è tutta la forza della nostra minima via. Quante volte in passato, durante le mie adorazioni notturne, Gesù parlava di questo desiderio del suo amore, facendomi osservare come le manifestazioni fatte alla prediletta discepola S. Margherita Maria Alacoque non fossero state intese che troppo superficialmente, alimentando una devozione che non arriva a soddisfarlo in pieno, non raggiungendosi per essa quella unità che egli brama stringere con i nostri cuori!
Il Cuore divino è vivo e palpitante nell'Eucaristia. E, soltanto comprendendo ove debba attingersi e trovare l'amore, si giungerà alla perfetta fusione dei cuori.

Dai centri dell'adorazione deve diffondersi questa luce salutare, che sarà di grande aiuto alla Chiesa.

4 febbraio 1943

Gesù mi lascia intuire come nello stato sacramentale, in cui lo tiene il suo amore per noi, egli vuole operare i prodigi della sua onnipotenza, servendosi di una piccola anima, interamente abbandonata a Lui: «Ti manifesto un segreto: tutto potrete ottenere, se, immedesimate al mio annientamento sacramentale, offrirete al Padre la potenza di amore del mio istante Eucaristico, istante che riassume la mia vita di Pontefice Sommo ed Eterno, di Adoratore, di Vittima di lode, di Avvocato che sempre intercede per voi. Perché questo istante sia operativo, deve prima essere accolto da una piccola ostia viva, deve attraversare un cuore che ne comprenda la forza, un'anima resa canale, capace di trasmettere le meravigliose operazioni della grazia».
È quello che potrei dire avviene in me in questo tempo. Mi sento realmente attraversata da una forza di ardore consumante, che mi fa bruciare di amore per il mio Dio e per le anime. Mi convinco sempre di più non essere possibile il cooperare agli alti fini per i quali il Signore vuole adoperarci, se non vivendo in profondità e pienezza la vita eucaristica.

Gesù ci vuole specie vive transustanziate

27 settembre 1943

Comprendo e vivo in sempre maggiore profondità l'essenza della vocazione eucaristica. Mi sento in un unico palpito con quello del mio Dio e mi meraviglio di trovarmi ancora prigioniera in questa angusta prigione corporea.
Potrei dire coll'Apostolo Paolo: «Non sono più io che vivo; è Gesù Sacramentato che vive in me» (Cfr. Gal 2,20).
Mentre mi sento sostenuta anche fisicamente, mi trovo configurata a Lui nelle interiori disposizioni e, attraverso me, Lui continua la sua ininterrotta lode ed impetrazione al Padre.
Nello stato sacramentale, ove l'amore lo tiene in apparente inazione, Gesù opera, ma non senza il concorso della sua povera creatura.
Le specie sacramentali, che vengono transustanziate [
1] debbono venire sostituite da altre specie vive, coscienti, intelligenti e libere, cioè dalle anime eucaristiche, nelle quali Gesù, mediante una delicatissima operazione di annientamento, si sostituisce alla loro vita naturale, rendendole vivi serbatoi di grazia, che potranno cooperare efficacemente nell'opera della Redenzione.
Non si richiede altro che una delicata fedeltà e un confidente abbandono.
Il punto che dobbiamo proporci di raggiungere al più presto è l'intimità con Gesù, l'immedesimazione alla sua vita eucaristica, che vincerà le ombre di morte in noi e, attraverso noi, nel mondo intero.
Il sentirsi pervasi dal suo respiro di vita fa pregustare la beatitudine. L'anima viene compenetrata da una pace, che pare associarla all'immutabilità di Dio. Entriamo nel respiro di Gesù Sacramentato e comprenderemo meglio l'essenza della vocazione eucaristica [
2].
Come abbiamo ricevuto l'esistenza dal respiro del Creatore, così Gesù vuole darci di momento in momento una nuova vita di grazia, mediante il suo respiro, che richiede da parte nostra la reciprocità, cioè il nostro annientamento voluto con amore, perché egli cresca mentre noi diminuiamo (Cfr Gv 3,30). Tutto quanto in noi contrasta colla grazia deve venir mortificato.
Le piccole ostie immedesimate nella grande Ostia, nascoste come le radici del grande albero della Chiesa, divengono così potenti in impetrazione e per le loro preghiere si affretta il regno di Dio sulla terra.

Gesù ci comunica il respiro di Dio

2 ottobre 1943

Gesù si compiace di tenere sul cuore le sue anime eucaristiche, in grazia delle quali farà misericordia al mondo, comunicando ad esse il suo palpito, il suo respiro, la sua vita di grazia e di carità.
«Quando l'azione del mio amore può dominare liberamente nell'anima, vi annienta quanto vi trova di umano per potersela assimilare a sé».
Dio vuole che il suo respiro sia, fin da quaggiù, la nostra vita. In cielo, la beatitudine consisterà nella partecipazione, che in vari gradi verrà data agli eletti di questo respiro di Dio. A me pare che questa semplice parola dica tanto. Vi trovo espresso il coronamento dei decreti divini sulla creatura intelligente.
Da quando appresi come l'Altissimo, nella creazione dell'uomo, gli infuse, con un respiro, la vita, ebbi qualche intuizione dell'amore di Dio per la sua creatura, pur rimanendo assai lontana dalla comprensione, che mi è stata data in seguito, particolarmente in queste ultime comunicazioni.
Quando l'anima giunge a riportarsi in Dio per la sola forza del respiro da Lui ricevuto, sicché Dio solo si ritrovi in lei, mi pare lo possa glorificare e compiacere massimamente.
Il respiro di Dio non è altro che la sua Essenza, ed è insieme l'abbraccio del suo amore all'anima nostra; è una comunicazione di luce, di grazia, una beatificante immersione nell'abisso delle sue ineffabili perfezioni.
Se il solo pregustamento che possiamo averne fin dall'esilio è tanto soave, che sarà mai quando ne godremo tutta l'ampiezza in Patria? Purtroppo la creatura ha in sé la melmosa corrente del peccato originale, che di continuo si oppone e ostacola la libera espansione del respiro di Dio.
Mentre Gesù mi spiegava come il suo respiro sia la vita degli eletti in cielo, per un attimo me ne ha lasciato intuire qualcosa. E l'anima si è sentita in un contatto così diretto ed immediato con Lui da non poterne significare la dolcezza e il gaudio. Mi si è aperta la visione della Patria celeste ed ho avuto l'intuizione dell'occupazione dei beati comprensori, nei quali l'Altissimo allarga l'espansione del suo respiro. E il Paradiso non sarà che questo: Dio all'anima e l'anima a Dio!

Il Redentore è ponte fra cielo e terra

14 ottobre 1943

Vivo vita trinitaria, immersa in Dio; ed ho una chiara e semplice intuizione del grande mistero. Vedo in uno splendore unico, ma nella distinzione delle Persone, come veramente il Verbo è il pensiero del Padre e lo Spirito Santo il loro reciproco Amore e sento come questo ineffabile mistero vive nell'anima mia.
Dio non è lontano da noi. Un solo velo, questo involucro corporeo, ci separa da Lui che imprime il suo triplice riflesso su ciascuna creatura intelligente, essendo ogni anima in particolare un capolavoro del suo amore.
In Dio appare in mirabile luce la Creazione, che prevale sulla Redenzione, essendo quest'ultima il restauro della prima. Quale dono immenso l'essere stati tratti dal nulla per venire associati alla stessa vita divina, mediante la grazia quaggiù e nello splendore della gloria, eternamente felici in Dio, lassù!
Per i meriti della Passione di Gesù, l'anima veramente fedele può godere fin dall'esilio questa anticipazione della beatitudine. Il Divin Padre, vedendo nell'anima la rassomiglianza con il diletto Figlio, si china con compiacenza su di essa, facendole gustare la soavità del suo paterno abbraccio.
Il più delle volte questa grazia di unione rimane nelle oscurità della fede, ma non è (per il fatto che non torni avvertita dal sentimento) meno reale e ricca di salutari effetti.
Condizione indispensabile al perfetto svolgimento della vita di grazia è il silenzio interiore, l'ordine, il dominio della passioni, il vuoto, che non vengono interamente raggiunti, se non in seguito ad un coraggioso lavoro d'ascesi.
Ora il Signore mi dà questo programma: «Devi essere il mio respiro». Non mi torna difficile nelle disposizioni, nelle quali mi trovo al presente perché la pienezza che sento di Dio mi tiene impegnata nell'amore, nell'adorazione, nel ringraziamento.
Prevale il rendimento di grazie, perché l'attributo che maggiormente mi attrae ed il di cui splendore sembra che superi quello degli altri, lo vedo nella divina Bontà.
In questo periodo, saturo di rigore, in cui la Giustizia esige piena soddisfazione, prevale ancora la Bontà e sento di dover riconoscere nell'Altissimo il Padre infinitamente buono, che punisce per purificare e per salvare e, strappando dall'inferno le agognate prede, assicurare ai figli amatissimi la felicità eterna.
Non sono insensibile alle sofferenze che travagliano la povera famiglia umana ed impetro continuamente dal Padre celeste le grazie più fervidamente invocate.
Il raggiungere l'unità con Dio perfeziona al massimo la nostra carità fraterna. Apprezzo l'esilio per la possibilità che offre di pregare e immolarsi per i fratelli.
È certo che i contatti col cielo rendono il vivere sulla terra cosa assai difficile e penosa. L'anima, tolta dal suo elemento di vita, lo cerca in tutto e ogni orma che vede di Dio nel creato la solleva a Lui con intensificato desiderio. Le bellezze create dovrebbero appunto servire all'uomo per facilitargli il raggiungimento dell'ultimo fine.
Dopo il peccato, sarebbe stato difficile servirsi ditale via, se il Redentore non si fosse fatto Lui stesso ponte fra la terra e il cielo. Rimasto con noi nel SS. Sacramento, offre ad ogni anima di buon volere la luce che porta all'Eterno splendore.
Il mezzo sovrano per non sospendere la perfetta adorazione del Padre è quello di valersi di Gesù, della sua vita eucaristica, unendo la propria immolazione (inseparabile dalla fedeltà ai propri doveri) alla perenne, mistica immolazione di Lui sugli Altari, e quella presentare di continuo all'Altissimo.
Non si dimentichi inoltre che l'accettazione amorosa di tutte le prove e sofferenze, tradotte in offerta, inclinano Dio ad effondere sull'anima le finezze della sua paterna Bontà.
Ho supplicato la SS. Vergine a volermi insegnare come si possa rimanere col Padre in quella continua unità che non ebbe sospensioni per la sua anima; ed ella mi ha consigliato: «Lo consideri quale Padre buono, trattando con Lui con semplicità e filiale confidenza». La diffidenza, il terrore della sua Maestà debbono lasciarsi a coloro che non lo conoscono.

L'Eucaristia è capolavoro di grazia, la massima meraviglia di Dio

20 dicembre 1943

Gesù chiama l'Eucaristia il suo capolavoro di grazia. Fin da quando, negli altissimi consigli tenuti in seno alla SS. Trinità riguardo ai mezzi che si sarebbero offerti all'uomo per la Redenzione, si trattò di questo adorabile Sacramento, esso rifulse davanti al Padre come la massima meraviglia, che supera di gran lunga la preziosità di ogni altro dono di grazia.
I favori più straordinari, dei quali possano venir gratificate alcune anime privilegiate, sono un'ombra di fronte all'Eucaristia, che porta alla creatura non già un simbolo o una figura, ma vivo e vero il Verbo Incarnato in tutto lo splendore della sua Umanità gloriosa.
Il SS. Sacramento a chi lo considera con fede rivela la sua origine divina. Soltanto la Sapienza e l'Infinito Amore di Dio- Carità poteva istituirlo nel modo in cui è stato istituito. In esso è una finezza di amore, che dovrebbe rapirci di meraviglia.
Per un delicatissimo riguardo alla nostra piccolezza e miseria Gesù ha eletto di rimanere nel nascondimento della sacre specie, ove tutto attrae, incoraggia ad accostarsi con filiale confidenza. Il che non avverrebbe, se vi mostrasse svelato lo splendore della sua divina Maestà.
Ci si dona come pane per significarci come ardentemente desideri averci nella più stretta intimità dell'amore, divenendo l'alimento assimilato un cosa sola colla nostra vita. Gesù anela infatti l'assimilazione spirituale con noi, ci vuole assimilati a sé per trascinarci così nella stessa corrente di amore che lo porta al Padre, in consumazione di unità con Lui.Che cosa sarebbe disposto ad operare in favore delle sue creature, essendo rimasto con noi appunto perché ci gioviamo della sua onnipotenza? Gesù ha voluto questo modo di presenza sacramentale per riguardo alla nostra condizione mortale, per animarci alla confidenza, per conquistare il nostro amore, perché ci appoggiamo a Lui e della sua Umanità ci serviamo come di ponte per valicare l'abisso, che altrimenti ci dividerebbe dalla Divinità.
Quanto mi sento grata al Divin Padre per averci dato Gesù ed avercelo lasciato nell'Eucaristia come Via per andare a Lui!

Corrispondenza ed ingratitudine umana

23 dicembre 1943

Sul globo terrestre, avvolto nell'oscurità di uno spaventoso uragano di guerra, una sola Luce rimane, capace di fugare le tenebre: il SS. Sacramento. I suoi raggi sono volti particolarmente sulla Chiesa e sulla Porzione eletta: Sacerdozio e grande Famiglia Religiosa. Se da parte nostra dessimo tutta la corrispondenza che saremmo tenuti a dare, si vedrebbero prodigi!
Ma (non avrei potuto crederlo, se non mi fosse stato mostrato nello specchio della Verità) Gesù Sacramentato è lasciato tanto solo! L'incomprensione, l'indifferenza, l'apatia spirituale tengono le anime lontane da Gesù, sì che, anche se si accostano materialmente visitandolo, ricevendolo in Comunione, il contatto non può stabilirsi e Gesù rimane solo.
Egli lamenta l'abbandono in cui è lasciato, l'ingratitudine delle sue creature che lo costringe all'impotenza proprio quando vorrebbe compiere meraviglie in ordine ai disegni di santità che ha sulle anime e per il risanamento della società.
Gesù mi ha fatto vedere quello che la sua grazia compie nell'anima che si pone ad adorarlo compresa del suo niente e disposta ad aderire ad un totale spogliamento. Dall'ostensorio, la investe del suo raggio, che segretamente opera in essa una distruzione di tutto quello che in qualche modo potesse contendergli il pieno dominio del Tempio vivo che si è eletto a dimora, poi, dopo averlo liberato dagli ostacoli, lo adorna meravigliosamente. Sotto questa operazione, si direbbe che l'anima venga divinizzata, tanto tutte le potenze acquistano luminosità, trasparenza, e si rendono atte alla più alta contemplazione e adorazione.
La fedele corrispondenza alla grazia dell'istante è sufficiente per fare di noi quei veri adoratori in spirito e verità che il Padre desidera.

L'Eucaristia è l'ultima perfezione della Creazione e della Redenzione

19 giugno 1944

La vita eucaristica, più è approfondita, più diviene luminosa. In essa è la sorgente di inesauribili ricchezze spirituali.
Ogni solennità del Corpus Domini mi porta nuove luci sul SS. Sacramento e l'ultima che ho ricevuta mi pare le superi tutte.
L'ineffabile Mistero Eucaristico mi è parso come il compendio e il coronamento di tutte le meraviglie operate da Dio: l'ultima perfezione della Creazione e della Redenzione. Soltanto in cielo (ove pare che l'Eucaristia permanga) ne vedremo le meraviglie.
Gesù ne ha riservata l'istituzione all'ultima sera della sua vita, perché l'ultimo doveva essere il più perfetto di tutti i suoi doni. Sacramento di carità, vincolo di unità, l'Eucaristia avrebbe dato compimento al primo ideale del Padre nella Creazione.
Il Verbo, incarnandosi, ha assunto una natura umana per poter offrire all'Altissimo l'unica vittima capace di saldare il debito dell'umanità, ma questo fatto dimostra già come Dio voglia associare la creatura alla sua grande opera di restaurazione.
È il più grande onore che possa farle. Dopo la Passione e morte di Gesù, questo si continua nelle membra del suo Mistico Corpo, incorporate a Lui particolarmente mediante il SS. Sacramento.
Questo vale per tutti i cristiani, tanto più per le anime consacrate. Esse fanno della loro immedesimazione al Cristo la loro legge di vita e della sua perenne immolazione il loro ideale. Per la potenza del suo Sacramento d'Amore, Gesù completa, attraverso le anime che interamente gli si sono donate, la sua Passione per il compimento dei suoi piani.

10 luglio 1944

Fortunatamente vi è sulla terra chi attira le compiacenze del Padre: Gesù nel SS. Sacramento, perché senza il candore di quell'Ostia non si potrebbe sperare salvezza. L'Eucaristia forma come una bellissima regione di candore, ove col Figlio di Dio possono permanere le anime fedeli, sotto il compiacente sguardo dell'Altissimo. E il mondo dovrà finalmente comprendere a chi deve lo scampo dall'estrema rovina.

La riconoscenza è il profumo dell'amore

3 agosto 1944

Studiamoci di fondere la nostra voce alla voce di Gesù, immedesimandoci, per amore, all'annientamento del suo stato sacramentale. Soltanto stabilendoci nel perfetto ordine della grazia, potremo dare tutta la perfezione possibile al nostro canto di ringraziamento. Non è forse il primo dovere della creatura tanto beneficata da Dio quello di rendergli le dovute grazie?
La riconoscenza è il profumo dell'amore, il canto spontaneo del cuore amante. Per questo torna di tanto gradimento all'Altissimo l'espressione della sincera gratitudine.
I doni divini non debbono passare inosservati, esigono di venire magnificati.
Al nostro difetto di riconoscenza è impegnata a supplire la Corte celeste: Angeli e Santi. Organo della perfetta lode in glorificazione del Padre è lo stesso Cuore Eucaristico di Gesù.

Gesù vuole trionfare su tutti i cuori

24 agosto 1944

L'anima non può vivere la vita eucaristica, se non si abbandona pienamente, totalmente, in balia dell'Amore di Dio.
Questa dedizione incondizionata compiace il Signore, molto più che i rigori di una penitenza austera; ed è più atta a placarlo e indurlo ad usare misericordia al mondo.
Dio avrebbe potuto scegliere altri mezzi per redimerci, ma l'Incarnazione del Verbo, la sua vita, la sua passione e morte avrebbero meglio convinto del suo amore gli uomini ed attirate irresistibilmente le anime.
A coronamento di tanti attestati di amore, ha voluto istituire l'Eucaristia per assicurarsi un pieno trionfo su tutti i cuori, rimanendo realmente con i suoi fratelli sempre, fino alla fine dei tempi, nel SS. Sacramento.
Non pensiamolo inaccessibile, ma vediamolo qui con noi, desideroso che gli creiamo intorno un caldo ambiente di famiglia.
«Il donarmi come pane, sotto forma di alimento, non dovrebbe esprimere abbastanza fino a qual punto io desideri rendermi intimo alla mia creatura? Il nutrimento viene assimilato, ma nella S. Comunione sono io che assorbo, assimilo, fino ad associare alla mia vita l'anima che mi riceve! Non la sgomenti la sua povertà. Se mi ama, io rivestirò con i miei meriti e le mie ricchezze la sua povertà, gloriandomi di presentarla al Padre mio».

Dio desidera un'intima comunione d'amore colle sue creature

19 novembre 1945

Giovedì scorso, durante l'adorazione solenne, Gesù attrasse a sé l'anima mia e la portò a penetrare nel Cenacolo proprio nel momento dell'istituzione dell'Eucaristia, e con infinita bontà mi aprì i segreti del suo Cuore.
«In quell'istante avevo presente anche te e tutte le anime, nelle quali avrei potuto trovare corrispondenza di palpiti. Quanto ardente era allora il mio desiderio di intima comunione d'amore con le mie creature! Fu la forza di quel desiderio che mi fece trovare il modo di appagarlo, rimanendo con gli uomini nello stato sacramentale come Pane di Vita, mediante il quale avrei potuto, assimilandoli a me, sollevarli fino al Padre».
Mentre così diceva, vedevo i meravigliosi effetti della reale presenza di Gesù con noi nella Messa, nella Comunione, nel Sacramento dell'Altare. Quali inestimabili ricchezze!
Poi mi fissai su Gesù e lo vidi nel momento, in cui, quasi trasportato da un'incontenibile veemenza di amore, ideato il modo di appagare le sue brame, sollevò lo sguardo al Padre per sollecitarne il consenso. Che ineffabile incontro fu quello! Erano sempre uniti, ma quello fu un momento di particolarissima comunione dell'Uomo-Dio con il Padre divino. Sono nella più assoluta incapacità di ridire quanto ho intuito di quell'incontro.
Un mare di dolcezza, un oceano di amarezza, perché nello stesso punto furono presenti i trionfi, le conquiste dell'amore e le ingratitudini, le incomprensioni, i tradimenti. Giuda era là presente, quasi ad esprimere la somma delle empietà sacrileghe che la malizia umana avrebbe moltiplicate lungo i secoli intorno al Sacramento dell'Amore.
Vi fu una lotta immane nel Cuore del divin Maestro. Il timore che il suo dono potesse essere causa di maggiori offese al Padre suo (e sarà questa angoscia che, nell'orto del Getsemani, lo farà uscire nel grido: Padre mio, tutto a te è possibile, allontana da me questo calice!) stava per trattenerlo. Ma l'ultima vittoria volle essere dell'amore. E il Cuore di Gesù volle tenere presente soltanto il compiacimento che avrebbe tratto dalle anime fedeli e amanti. Questo miraggio di amore addolcì fino a renderle desiderabili, le sofferenze acerbe e tutti gli strazi dell'imminente Passione.

Tre gradi di abbandono

21 febbraio 1946

In questo periodo, allorché mi trovo innanzi al SS. Sacramento, vengo illuminata e direi quasi fatta spettatrice degli effetti della grazia, che il Sole Eucaristico produce nelle anime, specie nella Porzione eletta della Chiesa.
Tuttavia molti di quei raggi vivificanti sono respinti e restano senza effetto, con incalcolabile danno delle anime. Il Signore rispetta la libertà della sua creatura, non l'obbliga neppure a ricevere i suoi doni.
Quando l'anima, pur sotto la stretta della tentazione e della prova, rimane strettamente vincolata al suo Dio, anche se, per naturale fragilità, incorresse in qualche imperfezione, ciò non sospenderebbe il lavoro della grazia. Ma se, diffidente per la prova, si distogliesse dal Signore per volgersi a quanto aveva lasciato, gli stessi favori ricevuti non farebbero che rendere più precipitosa la sua caduta nell'abisso. Fa tremare questa verità!
Accennando alle prove dello spirito, il Divino Maestro ha parlato di tre gradi di abbandono, facendoli corrispondere a tre momenti della sua Passione.
Il primo grado, al momento, in cui, nel Cenacolo, ebbe dal Padre il cenno che indicava essere giunta l'Ora decretata per il compimento della sua Opera (il tradimento di Giuda, le incomprensioni dei suoi, le sofferenze più tormentose per il suo Cuore).
Il secondo grado di abbandono, al Getsemani, quando, in uno spasimo più angoscioso di una violentissima agonia che gli spremé dalle vene un copiosissimo sudore di sangue, uscì nella preghiera reiterata: «Padre, se è possibile, e tutto a te è possibile, allontana da me questo calice!» (Mt 26,39).
Il terzo grado di abbandono, sulla Croce, quando proferì le parole desolate del Salmo: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», sigillato poi dal «Consummatum est».
Quanto ha sofferto Gesù per nostro amore! Ha voluto veramente sperimentare tutte le nostre sofferenze per renderle strumento di purificazione, vincoli di unione al Padre suo. E... nella delicatezza del suo Cuore, gli tornò amaro il pensiero di dover far soffrire le anime sue più care. Ma il compimento dei divini disegni richiese anche quel «fiat».
Se qualcosa di simile viene richiesto anche da noi, chiudendo gli occhi su tutto, rinnoviamo incondizionatamente il nostro atto di abbandono.

Gioia di Gesù nel soffrire per la nostra salvezza

4 aprile 1946

Sul grande istante dell'istituzione del SS. Sacramento, il Divin Maestro richiama la mia attenzione al gaudio che tutto lo pervadeva, sapendo finalmente giunta l'Ora di poter soddisfare in pieno, con la sua morte in Croce, i diritti della Divina Giustizia. Quanto aveva bramato quel battesimo di sangue, che tanta gioia avrebbe dato al Padre e sovrabbondante grazia di salvezza ai fratelli! Ed ora esulta pensando che l'uomo redento potrà tornare ad essere, per Lui e con Lui, strumento atto alla lode e alla glorificazione dell'Altissimo.
A conseguire questo fine, non aveva trovato mezzo più efficace della sofferenza e della morte. E appunto per diventare capace di soffrire, immolarsi, morire, Egli si era voluto rivestire di carne umana.
Dobbiamo noi pure assolvere con gaudio la nostra missione di redenzione per la salvezza delle anime.

18 aprile 1946

Contemplando l'istituzione dell'Eucaristia, ho potuto meglio penetrare i pregi di sì grande dono, le intime disposizioni di Gesù in quella memoranda sera e il rapimento sublime e l'ineffabile conforto che trovò nella S. Comunione.
Fino a quel punto, il Cuore Divino appariva in uno straripamento di gaudio e di amore incontenibili, ma, appena Giuda ebbe perpetrato il tradimento, il Maestro già consegnato ai nemici apparve come la personificazione del peccato, come il vero responsabile delle colpe dell'intera umanità, e si rimise volontariamente alla giustizia del Padre.
Appena l'anima di Gesù avverti il misterioso abbandono del Padre, si trovò immersa in quell'angoscia mortale, che avrebbe culminato nel Getsemani in un sudore di sangue.
Motivo profondo di tanto dolore fu l'infedeltà di Giuda. Con quanta comprensione e generosa corrispondenza di amore dobbiamo studiarci di riparare quelle ferite, che misteriosamente si rinnovano in tanti altri Giuda! Gesù vuole vicine le anime che lo amano. Dimostra di gradire la delicatezza e la finezza di amore di chi ripara l'incomprensione e la freddezza di molti. Vuole che gli prepariamo un ostensorio ornato di due luci: quella della gratitudine e quella della comprensione del suo amore.

Nell'Eucaristia c'è la più perfetta adorazione del Padre

17 ottobre 1946

Quando S. Margherita Maria [3] ebbe dal Divino Maestro la missione di dare al mondo un'àncora di salvezza mediante la devozione al S. Cuore, non venne raggiunto lo scopo desiderato. Il desiderio di Gesù è di far conoscere le ricchezze della sua carità particolarmente attraverso l'Eucaristia, ove il suo Cuore palpita vivo e vero. Nel SS. Sacramento, Sole e centro della vita della Chiesa, il Signore ci attende per farci conoscere le ricchezze del suo amore.
Quando l'adoratrice, prostrata innanzi all'Ostia santa, adora, Gesù l'associa alla sua stessa perfettissima adorazione al Padre, sollevandola fino ad inabissarsi in quel seno di splendore per attingervi tutte le grazie che intende impetrare.

24 ottobre 1946

Contemplando Dio, i suoi attributi, la Creazione, la Redenzione, lo sento vicinissimo come un Padre chino su di noi con tanta tenerezza. Con infantile semplicità, andavo ripetendogli: «Padre buono, quanto ti sono grata per avermi, nel tuo timore, creata, redenta e per avermi lasciato il tuo divin Figlio nel SS. Sacramento!».
Il Padre si mostrava soddisfatto, perché soltanto per mezzo dell'Eucaristia può salire a Lui dalla terra un omaggio capace di appagarlo, dato che a creatura, da sola, sarebbe stata impotente ad offrirglielo.
Il nostro amore fedele, le nostre offerte, che osa sarebbero, se Gesù non le trasformasse in altrettante note armoniose, che, con Lui, cantano il Padre la lode e la glorificazione perfetta?
Egli è nell'Eucaristia per facilitare ciò che riesce troppo difficile alla creatura, per essere il suo tutto. Desidera anime che si donino, che si abbandonino, che lo lascino agire in libertà, con tutta la forza del suo amore. Ha pronti sempre nuovi prodigi da compiere in esse: consuma tutte le loro fragilità e ridona loro nuova vita di grazia. Gesù vuole la libertà dell'anima per penetrare in lei; vuole che lo inviti, vuole un atto di confidenza da parte sua: «Gesù, ti amo, confido in Te. Vieni, mi affido a Te».
Piace tanto al suo Cuore la nostra confidenza e si compiace quando gliela manifestiamo con semplicità.

Da questo Sacramento d'amore ci viene tutto

20 gennaio 1947

Il SS. Sacramento è ancora troppo poco conosciuto, ma quando questo Vincolo di carità e di unità sarà posto in piena luce, moltiplicati i Centri Eucaristici, si espanderà da essi quella corrente di grazia che infonderà nuovo vigore di vita spirituale, vita di unità e di carità, che affretterà l'attuazione dei piani della Divina Misericordia sulla Chiesa e sul mondo.

2 ottobre 1947

Se si conoscesse il dono che Dio ci ha fatto, rimanendo con noi nel SS. Sacramento! Per esso le anime giungono ai più alti gradi di conoscenza di Dio, fin dall'esilio, e ai più sublimi gradi di gloria in Patria.
La manifestazione del S. Cuore a S. Margherita Maria fu una grazia eucaristica; e le ricchezze della Carità divina dovranno attingersi al Sacramento dell'amore.
Negli ultimi tempi, quando il SS. Sacramento avrà il suo trionfo, si affermerà nelle anime il regno di Dio.

La vera essenza del SS. Sacramento è amore

28 aprile 1949

Gradatamente vengo fatta penetrare nella comprensione del Mistero di amore che si nasconde nelle ombre del Sacramento Eucaristico; ombre, che, più che nasconderlo, mi svelano il mio Dio presente nella sua maestà e bellezza di Risorto, traboccante d'amore.
In una partecipazione di ardore, che rende quanto mai penetrante l'intelletto (avendo sulle potenze un effetto simile a quello del sole), intendo come vera essenza del SS. Sacramento ed essenza di Dio sia l'amore: DEUS CHARITAS EST!
E mi pare quasi che Gesù dispieghi maggiormente l'ampiezza del suo amore nello stato sacramentale che nello stato glorioso alla destra del Padre. Sostanzialmente è lo stesso, ma io lo sento nel SS. Sacramento ancor maggiormente glorificato.
La mia fede nella reale presenza di Gesù nell'Ostia Santa è sempre stata vivissima e rafforzata da tante manifestazioni, che la bontà del Signore ha voluto darmi, che non dovrebbero sorprendere queste affermazioni.
Gesù si compiace di affidare tutto il patrimonio di grazie guadagnate con la sua Passione alle anime eucaristiche, perché se ne facciano canali di trasmissione, che vadano ad irrigare il giardino della Chiesa e l'arido deserto del mondo.
In quest'ora, mentre tra nemici si tenta con ogni più subdola arte di scristianizzare le folle, di bandire Dio dalla società, di sommergere la nave di Pietro, Gesù si avvicina alle anime per farne araldi del suo regno ed efficaci strumenti di salvezza.
All'anima, che, adorando, fiduciosamente si abbandona, viene comunicata dal SS. Sacramento la Vita Divina, che è amore per il Padre e per le anime; e una partecipazione quanto mai viva all'attività sacerdotale di Gesù, espressa nell'adorazione, nel ringraziamento, nell'impetrazione, nella lode.

L'Eucaristia è mistero di fede, di silenzio, di ombra

5 maggio 1949

Gesù nel suo Sacramento d'amore mi comunica, come da un'alta cattedra di verità, tanti preziosi insegnamenti, svelandomi le vie segrete della grazia che fa percorrere alle anime. Non a tutte è dato di venire così potentemente aiutate nella fede perché l'eucaristia è mistero di fede, di silenzio, di ombra.
Molte volte, per motivi di carità più alta e perfetta, il Signore tiene una condotta di riserbo che potrebbe sembrare eccessivo, niente lasciando trapelare di sé e del suo amore alla povera anima, che deve camminare nel buio, essendo ciò di maggiore vantaggio spirituale per l'anima stessa e di maggior gloria a Dio.
Quale miniera di tesori per l'anima è questo stato di aridità e di annientamento! E come, questo geloso celarsi di Dio dispone l'anima fedele ad entrare a fondo nella conoscenza di Lui e nella partecipazione alla vita divina.
Da parte sua, l'anima deve saper perseverare nella dedizione più disinteressata, senza cedere allo sgomento, che potrebbe essere effetto di amor proprio ferito.
Se il dono che Dio fa di sé alle anime nel SS. Sacramento fosse compreso, non sapremmo desiderare niente di più! Nell'Ostia consacrata è presente sostanzialmente Gesù, vivo e vero, tale e quale è in cielo alla destra del Padre, uno con Lui. Nell'Eucaristia è Dio-con-noi, realizzandosi quella consolantissima promessa: «Ecco io sono con voi fino alla fine dei secoli» (Mt 28,20).
Mentre l'intelletto penetrava l'intima essenza del Mistero di amore, vedevo quali siano le disposizioni che si richiedono dall'anima perché sia atta a ricevere gli effetti di grazia proprii di questo grande Sacramento. Mi pare di poterle riassumere così:
Annientamento - Fede - Amore.
Innanzi al Dio nascosto negli azzimi santi, ma realmente presente, il primo impulso che deve sentire l'anima è quello di annientarsi, sprofondarsi nell'abisso del proprio niente con vera e sentita umiltà. Da questo primo atto viene quasi naturalmente ravvivata la fede e conseguentemente alimentata la fiamma della divina carità.
Questa triplice disposizione conferisce all'anima quel candore, quella luminosa trasparenza, necessari per presentarsi al cospetto di Dio ed essere da Lui accolti con gradimento e favoriti delle sue grazie. Umiltà, fede e, aggiungo, fiducia illimitata nella bontà di Dio, nonostante i suoi apparenti rifiuti. Questo tratto deve anzi provocare una più delicata fedeltà d'amore, che elimini quanto potesse avanzarsi di estraneo o distrattivo nel tempo delle nostre adorazioni. Gesù è sensibilissimo a queste finezze della sua creatura e la ricambierà compiendo in lei tale miniatura di perfezione da lasciare ammirata l'intera Corte Celeste, quando presenterà al Padre le meraviglie compiute dalla grazia nelle sue anime generose, fedeli, amanti.

NOTE

[1] È un'idea geniale, questa, della Madre, un'idea spesso ricorrente nei suoi scritti, un tasto su cui ella batte e ribatte con viva compiacenza.
Propriamente parlando, non le specie sacramentali vengono transustanziate, ma il pane. Le specie sacramentali diventano specie, cioè pure apparenze, solo dopo ed in virtù della transustanziazione. Il linguaggio presenta difficoltà, ma il senso è chiarissimo e verissimo.
L'anima, alla cui vita naturale, dopo l'annientamento mistico dell'io, Gesù si sostituisce, diventa come una viva specie sacramentale, che contiene Gesù vivo e vero.
Nella letteratura mistica, questa idea di Madre Costanza è un capolavoro di genialità.
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[2] Il respiro di Dio è un'altra caratteristica della dottrina spirituale di Madre Costanza. In questo capitolo, e specialmente nel seguente, viene spiegato ampiamente ciò che la Madre intende per respiro di Dio, che talvolta chiama anche palpito.
Le parole dicono già molto, tanto sono chiare e cristalline, ma pare che celino molte cose ineffabili, che la Madre capisce e conosce perfettamente senza però riuscire ad esprimerle in tutta la loro pienezza.
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[3] Nessuno mai aveva fatto questo rilievo giustissimo. La Madre lo fa e lo ripete soventissimo. Sicuramente le sta tanto a cuore, perché lei vuole giustamente che si dia a Gesù un culto di vero amore e non di sole pratiche esterne. Si rivela anche in questo la solidità e l'autenticità della dottrina spirituale di Madre Maria Costanza.

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Con approvazione ecclesiastica
Testi tratti da: Madre Maria Costanza Zauli, Adorazione. Pagine sul Mistero Eucaristico tratte dal «Diario intimo», Siena: Cantagalli, 1996/4.

Ancelle Adoratrici del SS. Sacramento - Via Murri, 70 - 40137 Bologna - tel 051-62.36.792

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